Consigli alle aziende per comunicare in Cina
- Prima di iniziare a comunicare e promuovere l’azienda, attivare tutti i processi commerciali: la distribuzione, le partnership, il processo logistico, il nome in cinese e il logo registrato, il processo finanziario etc. Il modello di servizio deve essere pronto e funzionante.
- La favola del ‘Made in Italy’ come unica value proposition per vendere i prodotti italiani in Cina non basta più (se mai fosse bastato). Bisogna proporre qualità, sostenibilità, unicità, tecnologia, attenzione alle esigenze e ai gusti dei consumatori cinesi e in più un flavour italiano.
- Tutto quello che l’azienda comunica in Occidente per far conoscere il proprio brand è probabilmente invisibile in Cina. Le informazioni sui social e i motori di ricerca occidentali non sono visibili in Cina, a causa del ‘great chinese firewall’. E’ necessario comunicare sui canali social cinesi e indicizzarsi sui motori di ricerca cinesi.
- Se il prodotto non ha una brand awareness già forte, difficile pensare di avere da subito in Cina dei numeri significativi senza investire un euro in pubblicità. Se si inizia così, la strada è in salita. Le vendite in Cina richiedono tempo, strategie di marketing, budget adv e necessità di adattarsi al mercato. L’investimento in pubblicità o in marketing in Cina deve essere commisurato alle vendite in prospettiva, non attuali. Se oggi vendi 100 e vuoi vendere 500 fra due anni, ragiona sulle vendite che vuoi raggiungere fra due anni. In generale, la Cina ha mediamente dei costi di pubblicità alti.
- Fondamentale avere un livello di ingaggio alto a tutti i livelli della gerarchia aziendale. In questo senso, è fondamentale allocare sui progetti persone senior che abbiano tempo da dedicare al progetto e che possano (o siano aperti a) capire la cultura cinese. La Cina non è un Paese qualsiasi, non stiamo aprendo le porte all’Europa. Le differenze culturali ci sono e nessuno tende ad attenuarle.
Brand come Dior, Chanel e Prada hanno invece scelto la formula tradizionale del Qixi: celebrity ambassador, shooting patinato e forte integrazione del prodotto.Dior ha puntato sul motivo Heart con giovani attori; Chanel ha portato i propri ambassador a Los Angeles per la collezione Coco Crush; Prada ha raccontato la connessione attraverso gli sguardi anziché il contatto fisico.Queste campagne generano grande visibilità nel breve periodo, Chanel ha superato i 230 milioni di visualizzazioni su Weibo in 24 ore, ma competono in uno spazio sempre più affollato.In un mercato del lusso cinese saturo, la domanda non è quindi solo quanto una campagna riesca a farsi notare, ma cosa resterà nella mente dei consumatori.